
Non c'è dubbio che ogni scrittore lo fa in modo diverso ma, per un momento, immaginiamo di essere lì, davanti ad una pagina bianca, o meglio oggi potremmo dire di fronte ad uno schermo vuoto, lì in quell'attimo sul punto di scrivere la prima parola, che poi si scinderà in una catena di parole per creare la prima frase, che unita alle frasi successive costruirà il senso organico del discorso.
Che cosa vi viene in mente? Ecco, l'inizio della scrittura è una forma di nascita, all'inizio siamo come bimbi appena nati che piano piano si auto-generano nel tempo, ma c'è una differenza essenziale che sta in questo: decidiamo noi che cosa creare e soprattutto dove dovrà condurci la nostra storia. Siamo padroni assoluti dello spazio e del tempo. Mentre nella vita non è quasi mai possibile, nella scrittura lo possiamo fare, se lo vogliamo, possiamo costruire un senso, un filo logico dall'inizio alla fine, o possiamo anche decidere di avere un fine ma di non avere una fine, la possiamo abolire l'ultima pagina (o anche la morte), così, con un tratto di penna o qualche semplice battuta sui tasti.
Ma non tutti i poeti o scrittori si sono fermati a questo. Alcuni hanno voluto uscire dalla pagina, o meglio...balzare fuori dallo schermo, per tentare di riscrivere la propria vita. Invece di portare la vita nella scrittura (chiamiamolo in senso lato realismo) hanno portato la scrittura nella vita (lo potremmo chiamare creazionismo, se la parola non fosse già utilizzata in ben altro modo). Ben pochi ci sono riusciti. Le immutabili leggi del mondo o forse al contrario la casualità degli eventi ci impedisce nella maggior parte dei casi di realizzare ciò che vogliamo, situazione che nel sentire comune viene riassunta nell'idea che la maturità arriva proprio con la coscienza dei limiti propri e del mondo che ci circonda.
In questo senso adesso possiamo comunque rispondere alla domanda posta all'inizio “Perché scrivi?” con la più semplice delle risposte, cioè “Per vivere”, lasciandovi sempre nel dubbio di aver fuorviato il discorso, di aver risposto il falso, di non voler ammettere una più triste o scherzosa verità.
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